Gli aforismi di Modalogia

“la moda è un vezzo, un lusso e un vizio. Ma è così piacevole che, anche se effimera, si fa apprezzare”

Questo è il primo aforisma che leggerete ma non l’ultimo. La filosofia si fa bella nello stile.

viaGli aforismi di Modalogia.

 

Mio e di Barbara Monacelli (Cornelie di style). i disegni sono suoi. Bello da guardare, da leggere e da regalare.

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Modalogizzare,

La moda è parte del costume e ha la necessità di essere interpretata nella sua essenza dalla filosofia. Modalogizzare ha questa pretesa. Nasce dal sito www.modalogia.it e diventa libro

viaModalogizzare,.

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Pietre semi-preziose, aforismi e bigiotti

Nuovo libro per modalogia. Un testo creativo, perchè la filosofia diventa anche techne. Sono aforismi e lavori di bigiotteria tutti fatti a mano. Un libro da guardare  e da leggere…Un bel regalo

http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/pietre-semi-preziose-aforismi-e-bigiotti/18646697

per guardare e comprare

http://igioiellidimodalogia.jimdo.com/

oppure chiedi qui

cristina.finazzi@modalogia.it

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l’impermeabile del cuore

ho messo l’impermeabile al cuore,

ha preseo tanta pioggia e tanto sole.

E’ arrossato, affaticato, stanco.

Passivo, lascia passare…te.

brucia,

ama,

soffia,

piange

e non ce la fa

a lasciarti andare.

Si copre della tua pioggia che cade come roccia e rotola

lasciando solchi arati…

Saranno caldi là sotto e sbircieranno il tuo sorriso…

che riappare dai tuoi occhi d’argento,

dove io tolgo l’impermeabile e sono a casa.

 

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A un passo

Tendo la mano,

sfiorata sfiorisce.

Un uragano dentro

si maschera nella dolcezza dei tratti…

si è assopito.

Non urla più,

dorme.

Sono a un passo

ma non arrivo mai…

Tendo la mano,

sfiorata sfiorisce.

L’uragano urla

ma è lontano…

…a un passo. C.F.

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Appunti di moda

prendiamo appunti per l’anno che viene.

From New York

futurista e venusiana la donna di Ferretti. E noi…sogniamo le stelle….perchè no.

la signora Beckham dimentica una cosa: i vestiti non sono solo per lei…Questo meraviglia in rosso per poche elette.

una tela d’arte contemporanea. Le scarpe…difficili. L’abito prezioso. Se osi, osa del tutto.

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Il linguaggio nella seduzione maschile e femminile

L’uomo e la donna hanno un linguaggio seduttore differente. L’uomo usa la parola poco e solo per la conquista, dopo non ne sente il bisogno. Lei la usa molto dopo essere stata conquistata per lusingare il suo seduttore. All’inizio, quando un uomo è attratto da una donna la guarda, il linguaggio non verbale del corpo gli serve per la caccia. Le si avvicina, la sfiora, la carezza con gli occhi, la studia, si propone come maschio. Si pone come possibile oggetto del desiderio. Lei è ritrosa, gioca in difesa, resiste. I ruoli si possono scambiare ma classicamente avviene così.  Ora spesso è la donna a giocare d’anticipo e ad usare le modalità di conquista dell’uomo. Ma l’approccio classico è di gran lunga quello ideale e più efficace. Spesso la donna si pone come preda ma è lei la vera cacciatrice, decide come e quando lasciarsi conquistare. L’uomo che conquista si sente notevolmente più gratificato perché ritrova l’antico ruolo di maschio procreatore. Il gioco di sguardi è una danza. Molto balli si basano su questo: dalla rumba al tango. Lui avanza, lei indietreggia, lui fissa e lei discosta lo sguardo, lui prende e lei cede. La parola dall’uomo è usata per la lusinga, vi sono spesso aggettivi che definiscono la bellezza della donna da conquistare, la seduzione maschile è concentrata su ciò che l’uomo vede, apprezza e commenta. La donna fa lo stesso ma non commenta mai all’inizio. Solo quando è sicura di essere stata conquistata e a sua volta di aver conquistato ossia di esser la giusta preda per il proprio cacciatore. Solo allora la donna usa il linguaggio e lo usa per esser sicura del proprio uomo, per averlo vicino a sé, per farlo sentire maschio, per farlo sentire uomo. Allora la donna lusinga, coccola e vizia… mai prima. L’approccio dell’uomo è tutto concentrato sul prima, quello della donna sul dopo, sul mantenimento della relazione e non sul suo inizio. I ruoli però si devono scambiare, devono essere equilibrati, pena la fine del legame.  Il linguaggio ha le stesse dinamiche anche durante l’atto sessuale. L’uomo è presente e aggressivo durante l’approccio e si tranquillizza pacato alla fine di esso. Il desiderio della donna invece non finisce con l’amplesso ma dura anche dopo e la donna si avvicina al proprio uomo carezzandolo e parlandogli quasi a confermarne la mascolinità e la sua capacità di soddisfare. Il desiderio della donna si conclude con il legame nei confronti dell’uomo. Quello dell’uomo finisce alla conquista. Il legame per lui è scontato, quasi irrilevante perché dato per assodato. Ma per lei non finisce mai…

 

Cristina Finazzi

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Un anno di lustrini e pailletes!

Un anno di lustrini e paillettes
 
Vi state preparando a salutare l’anno passato? Vi state facendo meravigliose per i Vostri ammiratori? In questa parte dell’anno ci sentiamo tutte un po’ più desiderate e desiderabili. Ma perchè non sempre… Il segreto? Adottiamo il motto: "Un anno di lustrini e paillettes". Non voglio trasformarvi in nuove Platinettes, non preoccupatevi, ne abbiamo già una. No, voglio che vi sentiate sempre belle. Ma come, se per una parte della giornata ci sentiamo stanche e per l’altra sfigate? No, ragazze mie. E’ proprio questo che non va. Lavoriamo su noi stesse. Pensiamo che ogni parte di noi è un lustrino e l’altra è una paillette. Il lustrino va lucidato e la paillette brilla di luce propria. Se noi "lucidiamo" ogni giorno noi stesse, saremo sempre delle meravigliose paillettes e non stoneremo mai. I consigli? Trovare sempre qualcosa di positivo. Siamo grasse, agli uomini piace l’abbondanza. Siamo magre, avremo delle chances con qualche muscoletto in più. La casa non ci piace, cambiamo un accessorio. Gli accessori fanno la differenza, ricordatelo. Basta una collana per rendere un abito chic. Basta un rossetto per rendere una donna sexy. Lucidiamo i nostri lustrini e saremo sempre pailletes. Buon anno!
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Buon natale

Buon natale

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L’identità rubata

Mi chiamo modalogia.  Scrivo in rete di moda e faccio della moda una filosofia. Mi diverto a giocare sui modi e le mode. Faccio filo-poesia ossia scrivo di poesia in bello stile. Almeno ci provo. Sennò che palle. La filosofia si parla addsso da sempre. Parliamo di ciò che ci piace e divertiamoci leggendo e discutendo. E’ il mio stile. Ma se tu lo rubi? Lo cambi, lo stravolgi e lo fai diventare tuo, io non ci sto. Mi hanno chiesto: scrivi per noi, ciò che vuoi. E io: ok. Ma poi vedo il mio bello scritto, cambiato di un parola, una frase, che ha rovinato tutto. Ha trasformato il bello stile in retorica. Basta poco, un aggettivo e tutto si rovina, si macchia di banalità. Ma nemmeno mi avvisi? Firmi l’articolo con il mio nome e associ il tuo? Modificato da….. per quell’aggettivo che ha rovinato tutto? A mio parere, s’intende. A tuo parere ci stava bene, mancava. Per me è divenuto retorico. Ma perchè non dirmelo, che cambi? Il tuo giornale è tuo, ci fai quel che vuoi. Ma le parole sono mie e io te le ho regalate. Se vuoi che siano tue, scrivile tu. Non cambiare il mio stile, non sono più io. Magari se me le chiedi ci accordiamo. Magari se me lo chiedi ci ragioniamo e quello che proponi mi piace. Ma perchè firmi con il tuo nome a fianco al mio, scrivendo modificato? E’ tuo o mio l’articolo? Così non si sa. Così si vede che tu modifichi. Ma cosa? Non permetti al lettore di capire. Il lettore non sa che hai cambiato solo un aggettivo. Non sa quale. Non sa quanto di tuo c’è nell’articolo e quanto di mio. Non lo sa. Tu non sei corretto. non gli permetti di capire. E poi scrivo ancora e parlo di un argomento delicato, la religione, più delicato di così. Tanto fragile. Le parole qui sono importanti. E tu? Tu che cha fai? Dall’alto  del tuo ruolo, che ti sei preso e io non lo sapevo, cambi una o due frasi quà e là e rendi gioioso ciò che per me era tristie, festoso ciò che era serio, noioso ciò che era bello. Retorico ciò che era particolare. Stravogli il mio scritto e infatti ci metti il mio nome e in parte riscritto da:…. te.  Per quelle due frasi che ancora una volta e, stavolta pensantemente, hanno cambiato lo stile e gli intenti del mio scritto? Questo però non è più mio. Lo hai imbruttito. Tienilo. Te lo regalo. Togli il mio nome. Io non sono te. Tu non mi piaci. Io sono modalogia, quella che scrivo filo-pooesia. Tu chi sei? Ah si, tu sei riscritto da….

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